Adesso l’Opec ha paura dei veicoli a batteria

 

Il cartello ha ammesso la preoccupazione a seguito dell’ultima edizione del World Oil Outlook pubblicata alcuni giorni fa

La domanda di petrolio è davvero minacciata dalle auto elettriche, dal car sharing e dal shale oil? Dopo aver sottovalutato la questione per lunghi periodi, il gruppo ha finalmente ammesso di essere preoccupato.

Infatti, l’ultima edizione del World Oil Outlook uscita pochi giorni fa ha dedicato molto spazio alle previsioni di consumo dei trasporti su strada.

Secondo il report, pur rimanendo in crescita, la domanda dovrebbe subire una frenata a partire dal 2035 a causa dei “miglioramenti dell’efficienza dei veicoli e dalla penetrazione delle alimentazioni alternative come elettricità e gas”.

Stando alle previsioni, dal 2035 al 2040 l’incremento annuale potrebbe subire una riduzione a 0,3 milioni di barili giornalieri (rispetto ad una media di +1,2 mbg attesa tra il 2016 e il 2020). 

Inoltre, il World Oil Outlook ha previsto altresì un aumento dei consumi nei paesi maggiormente industrializzati. Le ragioni sarebbero da ricercare nelle nuove regole che riguardano le emissioni di gas serra.

C’è il rischio di un’accelerazione della diffusione delle auto elettriche

Sempre secondo quanto riportato nel rapporto World Oil Outlook, il rischio è quello che la diffusione delle auto elettriche subisca un’accelerazione rispetto alle tendenze registrate: “Nel giro di pochi anni i veicoli elettrici sono passati dall’essere assolutamente non abbordabili, non pratici e non particolarmente belli a rappresentare una valida opzione per una nicchia di consumatori”. 

Se le previsioni dovessero essere confermate, secondo il Cartello la domanda di petrolio potrebbe anche arrivare ad uno straordinario livello di circa 109 mln b/g entro il 2030.

Le previsioni sulla raffinazione

Per quanto riguarda il settore della raffinazione, è prevista una chiusura netta pari a circa 2,5 mln b/g dal 2018 al 2025. A questi sono da aggiungere altri 5 mln b/g nel lungo termine.

Di queste chiusure, più di un terzo dovrebbero essere europee.