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L’Arabia Saudita esclude tagli sulla produzione del greggio, mercati asiatici in ribasso

I mercati azionari dell’area Asia-Pacifico fanno segnare un deciso ribasso dopo l’annuncio dell’Arabia Saudita, che ha escluso tagli a breve termine della produzione sul greggio, incoraggiando gli investitori a cercare alternative più sicure come lo yen e l’oro.    

Il ministro saudita del Petrolio Ali Al-Naimi ha infatti annunciato ieri ad alcuni executive del settore che l’accordo tra i quattro maggiori produttori mondiali di greggio per congelare la produzione ai livelli di gennaio non è preludio a una riduzione dell’offerta. Se Naimi si dice fiducioso che altri Paesi produttori si uniranno al patto, resta assai improbabile che l’Iran voglia tagliare la produzione per non perdere l’opportunità di riguadagnare fette di mercato perse durante il periodo delle sanzioni.    

“Sospetto che in pochi si aspettassero un accordo per tagliare la produzione, dunque i commenti (di Naimi) non sono esattamente una sorpresa. Tuttavia, gli ultimi sviluppi sembrano indicare che i produttori faticheranno a essere più uniti” osserva Ayako Sera, economista di mercato senior di Sumitomo Mitsui Trust Bank.    

Sull’onda dei prezzi petroliferi in calo, ieri Wall Street ha chiuso in negativo e le borse europee sono calate dell’1,3%. Le previsioni in Europa sono per un’apertura nuovamente in ribasso oggi sulle piazze europee. I prezzi del petrolio sono arrivati a scendere anche del 5% in nottata. Il futures sul greggio Usa è a 31,18 dollari al barile, mentre il future Brent è a 32,82 dollari.     L’andamento negativo non tocca solo le azioni delle aziende dell’energia, ma anche le banche, per la loro esposizione verso il comparto. E secondo uno studio di Deloitte, circa un terzo dei produttori Usa di shale oil sono a rischio di bancarotta quest’anno.

Di seguito una panoramica dell’andamento delle borse asiatiche all’ultima chiusura. L’indice MSCI, che non comprende Tokyo (in calo dello 0,9% alla chiusura odierna), alle 8,20 circa perde l’1,25%. nI mercati cinesi comunque hanno invertito il trend con l’indice delle principali aziende di Shenzhen e Shangai, il CSI 300 che guadagna oltre lo 0,5%, mentre SHANGHAI sale dello 0,9%. HONG KONG invece perde l’1,33%, trascinata al ribasso dai titoli energetici: l’indce di settore HSCI perde il 2,4%. SINGAPORE è la piazza peggiore della regione, e chiude in calo del oltre il 2%, massima flessione giornaliera da due settimane. TAIWAN perde lo 0,6%, anche in attesa dei dati sugli ordinativi che potrebbero confermare la protratta debolezza dell’economia dell’isola, tradizionalmente orientata all’export. SEUL limita le perdite grazie al calo del cambio, mentre MUMBAI cala dello 0,7% circa.