Arriva lo stop dal Parlamento Europeo alle trivelle nell’Artico

 

Il Parlamento Europeo dice no alle trivelle per salvaguardare l’Artico

Il Parlamento Europeo ha votato con larga maggioranza una risoluzione per proteggere il già ampiamente compromesso ecosistema dell’Artico e sta per avviare il divieto di trivellazione ed estrazione di petrolio e gas naturale.

I votanti a favore sono stati 483, i contrari 100 mentre gli astenuti registrati sono stati 37.

L’Artico che si sta sciogliendo

l’area dell’Artico si sta riscaldando con doppia velocità rispetto alla media dei mari e se confrontato a 35 anni fa, risulta essere più piccolo di circa il 40%.  

L’eurodeputato findlandese Sirpa Pietikainen, il quale aveva presentato la mozione con il collega estone Urmas Paet, ha dichiarato: “La regione artica è particolarmente vulnerabile. Se la distruggiamo usando le sue risorse in modo non sostenibile, non solo distruggeremo una regione unica, ma accelereremo anche i cambiamenti climatici e inquineremo una fonte di acqua pulita. Gli effetti sugli stock globali della pesca sarebbero inoltre catastrofici”.

Oltre alla questione delle trivelle e il grave problema dello scioglimento dei ghiacci, c’è anche un altro aspetto fondamentale da considerare, ovvero gli oltre quattro milioni di indigeni che abitano nelle zone artiche insieme a flora e fauna.

Questioni geopolitiche

Per quanto riguarda l’aspetto geopolitico, l’obiettivo principale del Parlamento Europeo è quello di “mantenere basse le tensioni nella regione e prevenirne la militarizzazione”.

Lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte di navigazione aumentando le opportunità di business ed in effetti, Russia e Cina sono sempre più presenti in questa zona. Dal 2015, sono almeno sei le basi nuove fondate dalle forze armate di Putin che comprendono 6 porti di acque profonde e 13 aerodromi.

Si a piattaforme offshore in acque non ghiacciate

Tuttavia la nuova mozione restringe il campo di applicazione del bando non più a tutto l’Artico, ma solo alle “icy waters”, ovvero alle acque ghiacciate quindi, via libera alle piattaforme offshore ma stop all’esplorazione delle risorse sotto la calotta artica.