Arriva il divieto di trivellazione in molte regioni artiche e oceano atlantico

 

Un provvedimento necessario secondo Obama

Il presidente uscente degli Stati Uniti Obama ha designato molte regioni artiche e dell’oceano atlantico “permanentemente off limit” per le perforazioni.

L’obiettivo è quello di riuscire a mettere dei punti definitivi sulla questione prima che Obama lasci la Casa Bianca a gennaio.

L’amministrazione ha fatto sapere che il provvedimento è stato necessario per proteggere l’ambiente già vulnerabile, la fauna selvatica e per una maggiore sostenibilità e viabilità dell’economia nei mari.

Una legge del 1953

La nuova disposizione risale ad una legge del 1953, la quale permette al presidente di vietare stabilmente le trivellazioni.

Niel Lawrence, direttore del Natural Resources Defense Council in Alaska, ha affermato che la decisione di Obama di proteggere per sempre determinate aree dei nostri oceani è da considerare un regalo prezioso per tutta l’umanità e per i nostri figli.

Sostenitori e oppositori

Purtroppo, i sostenitori del neo eletto presidente Donald Trump non hanno potuto fare niente per contrastare la decisione e mentre il Canada ha dichiarato di voler rivedere la questione fra cinque anni, l’amministrazione uscente ha ribadito che la decisione è permanente.

Durante la campagna elettorale, Donald Trump ha più volte affermato di voler sviluppare le riserve di petrolio esistenti e di essere contrario a tutte le restrizioni. Tuttavia,

“Friends of the Earth”, che si è detta soddisfatta del recente annuncio, ha già messo in chiaro che qualora Trump cercasse di contrastare o revocare tale decisione, si troverà a dover combattere dure battaglie legali in tribunale.

Un triste record sulla sicurezza

Comunque, il divieto rappresenta un grosso sostegno per la salvaguardia delle già fragili acque artiche e per i cambiamenti climatici.

Purtroppo, l’industria del petrolio detiene un triste record relativo alla sicurezza nelle acque del nord. Nel 1989 Exxon Valdez, rovesciò migliaia di barili di greggio in mare, inquinando 1300 miglia di coste e creando un disastro ambientale di ampie dimensioni.

Nel 2014, la piattaforma per trivellazioni petrolifere della Royal Dutch Shell, Kulluk, si è arenata a causa delle cattive condizioni climatiche. L’incidente ha causato lo stop di esplorazioni da parte della compagnia.

Le acque nordiche sono talmente gelide che le perforazioni risultano essere molto più complicate e costose rispetto a quelle delle acque calde dei golfi. Per questi motivi attualmente sono poche le compagnie che operano nelle regioni artiche.

Non ci resta quindi che attendere le eventuali mosse di Trump e della sua amministrazione sulla questione.