Carbone europeo a rischio: nuovi limiti emissioni approvato dal Consiglio UE

Futuro incerto per l’intero settore e 110 impianti a rischio chiusura entro il 2021

In arrivo tempi duri per le centrali a carbone europee. Sono almeno un terzo gli impianti installati in Europa a dover affrontare costosissime operazioni di retrofit.

Stando ad un nuovo rapporto di analisi pubblicato in questi giorni dall’istituto delle Analisi per l’Energia, Economia Finanza (IEEFA), gli Stati membri EU hanno approvato nuovi limiti, sempre più rigorosi, per contrastare le emissioni inquinanti prodotte dalle centrali a carbone che causano malattie dell’apparato respiratorio.

Le centrali avranno dunque tempo fino al 2021 per adeguarsi e affrontare importanti investimenti tecnologici per ridurre le emissioni e per ridurre le ore di funzionamento degli impianti a meno ei 1500 in un anno.

Tuttavia, trattandosi appunto di costi molto elevati per abbattere gli NOx e gli SOx, (si parla di costi che variano dagli 8 agli 11 euro/MWh per entrambe le sostanze), le compagnie potrebbero non essere in grado di affrontare le operazioni di retrofitting e la chiusura potrebbe essere l’unica soluzione.

Gli impianti a rischio che appartengono alle grosse società elettriche

Gli impianti a rischio che producono la maggiore quantità di NOx e SOx sono in gran parte gestiti da società elettriche quali le polacche PGE e Tauron, l’italiana Enel, la spagnola Endesa, la francese EDF, la ceca CEZ, l’inglese Drax e la greca PPC.

Enel al decimo posto della black list

In particolare, l’italiana Enel si è aggiudicata un posto di primaria importanza nella lista nera delle 10 centrali a carbone più inquinanti.

Infatti, stando all’analisi del Think Thank Sandbag di Bruxelles, l’impianto di Civitavecchia si trova al decimo posto, con un emissione pari a 10,2 milioni di tonnellate nel 2016.

Dietro ci sono i giganti tedeschi e polacchi. La stessa Think Thank Sandbag ha inoltre rimarcato come i 10 impianti più a rischio abbiano registrato cali inferiori rispetto alla media.