Descalzi: Eni prevede una crescita del 3% all’anno nel periodo 2017-2020

Dopo cinque trimestri in rosso, Eni torna al profitto

Torna la fiducia a casa Eni. Il quarto trimestre 2016 ha visto un forte calo del rosso per la compagnia petrolifera, con una perdita di 1,464 miliardi di euro rispetto agli 8,778 miliardi registrati nel 2015.

Il piano strategico del colosso del petrolio prevede una crescita di produzione di idrocarburi pari al 3% all’anno dal 2017 al 2020.

Una strategia aziendale che fa ben sperare

Ovviamente vi è ancora molta prudenza nell’ambiente ma i buoni propositi strategici che l’azienda ha intenzione di adottare per arrivare solida al 2020 fanno ben sperare e rappresentano i punti di forza del programma strategico di Descalzi:

  • ripresa e successi del settore esplorazione
  • riduzione dei costi
  • nuovi progetti
  • crescita della produzione
  • income proveniente dalla raffinazione
  • controllo sugli investimenti e per finire, la conferma del dividendo ai soci dello 0,8 euro per azione.

L’amministratore delegato del cane a sei zampe Claudio Descalzi ha sottolineato: “Con questo bilancio si chiude un triennio durante il quale Eni ha completato un processo di profondo cambiamento che ha consentito di affrontare un contesto tra i più difficili nella storia dell’industria oil&gas, rilanciando le prospettive di crescita e preservando la solidità patrimoniale del gruppo”.

Il settore dell’esplorazione rimane un punto chiave per lo sviluppo e la crescita della società. Le perforazioni attive Eni sparse per tutto il globo sono al momento circa 120 e rispetto al piano precedente si prevede una produzione doppia di produzione, ovvero circa 3 miliardi di barili di petrolio equivalente.

Il mandato di Descalzi sta per terminare

C’è da considerare che il mandato di Claudio Descalzi sta per scadere e il 13 aprile si deciderà se la sua carica verrà riconfermata o se ci saranno dei cambi ai vertici.

Probabilmente il tutto dipenderà dal peso del rinvio a giudizio da parte dell’amministratore delegato riguardo all’inchiesta sulle ‘presunte’ tangenti in Nigeria nel 2011.