Il gasdotto Sakhalin-Hokkaido ancora in fase di valutazione

Russia e Giappone verso un accordo definitivo per la costruzione di Sakhalin-Hokkaido?

Il Giappone, come è noto, non dispone di proprie risorse naturali sufficienti per sostenere la sicurezza energetica del paese.

E’ dunque inevitabile che il Giappone debba cercare le risorse all’estero.

Infatti, il paese detiene il ruolo primario a livello mondiale in qualità di importatore di gas naturale liquefatto (GNL).

La Russia d’altro canto, è in possesso di gigantesche riserve di idrocarburi. Ecco dunque che in questi giorni si stanno intensificando i rapporti tra Mosca e Tokyo per la costruzione di un gasdotto Sakhalin-Hokkaido.

Un progetto ancora incerto

Si tratta di un investimento da circa 6 miliardi di dollari messo a punto da JPDO (Japan Pipeline Development Operation) insieme a JRNG (Japan Russian Natural Gas) e che include la costruzione di un gasdotto con una capacità di 25 miliardi di metri cubi di gas annui.

Il progetto, se attuato, dovrebbe essere pronto nel 2022.

Una sfida difficile

Benché JPDO si sia mostrato motivato nel progetto del gasdotto, la Russia, almeno fino ad ora, non ha visto con molto entusiasmo la costruzione dell’infrastruttura tanto che nel 2016 Anatoly Yanovsky, ministro dell’energia russo, aveva affermato che le probabilità che l’accordo fra i due paesi potesse andare avanti era minima.

Ciononostante le porte non si sono mai chiuse del tutto tanto che Hiroshige Seko, ministro dell’economia del Giappone, ha dichiarato pochi giorni fa che il progetto “si trova dinnanzi a delle sfide difficili da affrontare e con ancora molti punti interrogativi. Al momento stiamo ancora esaminando reciprocamente le varie questioni relative a questo ponte energetico, in termini di tecnologia e costi, ma senza alcun impegno”.

La rotta del gasdotto

Il progetto del gasdotto dovrebbe iniziare nell’isola russa di Sakhalin ed arrivare fino alla città portuale giapponese di Wakkanai, ma potrebbe con il tempo estendersi fino a Tokyo.