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I sindacati britannici richiedono misure di emergenza per salvare la produzione di petrolio nel Mare del Nord

Il più grande sindacato britannico dei lavoratori del settore petrolifero offshore, Unite, ha richiamato oggi l’attenzione del Governo inglese sulle conseguenze che le perdite annunciate da tutte le big companies del petrolio questa settimana potranno avere sull’industria estrattiva del Mare del Nord.

Shell ha annunciato ieri mattina una perdita dell’80% attesa sui profitti dell’anno, confermando il taglio di 10.000 posti di lavoro in tutto il mondo, mentre BP ha denunciato perdite per 4,5 miliardi di sterline e Exxon Mobile un calo dei guadagni del 58% nell’ultimo trimestre 2015.

Secondo l’ente certificatore del settore, DNV GL, sarà proprio il Mare del Nord l’area maggiormente colpita dai tagli sul personale previsti dalle majors. Nel settore petrolifero, sono già oltre 70.000 i posti di lavoro persi in un anno in Gran Bretagna, e altri 200.000 sono a rischio con il perdurare della crisi.

A fronte di questa situazione, i sindacati hanno richiesto un intervento governativo a sostegno dei lavoratori del settore: “Serve una collaborazione fattiva tra governi, industria e sindacati per alleviare la crescente pressione su questo settore, tutelando i diritti dei lavoratori – ha dichiarato il delegato per il settore petrolifero di Unite, Tony Delvin – Per questo Unite sta richiedendo ai governi britannico e scozzese un meeting per discutere al più presto dell’emergenza in atto”.