La furia degli uragani che stanno mettendo in ginocchio gli USA

Una stagione degli uragani più intensa del previsto

Prima Harvey, poi Irma. E a seguire Katia e Josè. Gli uragani che si stanno abbattendo sull’Oceano Atlantico sono i più catastrofici degli ultimi decenni.

E ovviamente non hanno risparmiato neppure il settore del petrolio.

Gli uragani stanno risparmiando i pozzi ma la domanda….

Nonostante Irma non abbia colpito i giacimenti e Harvey non abbia danneggiato i pozzi texani, sono state invece colpiti gli impianti petrolchimici (che benché non producano petrolio, ne necessitano come materia prima.

Il blackout sta interessando in modo particolare il settore dei trasporti pubblici e i distributori di benzina (che sono rimasti letteralmente a secco). Si stima che solo in Texas le vetture danneggiate da Harvey siano oltre 500 mila.

Poi, una volta terminato il passaggio degli uragani, ci vorrà tempo per portare di nuovo alla stabilità l’economia ed i consumi.

Domanda e offerta si bilanceranno?

Il Brent, che dopo tre anni sembrava finalmente andare verso una stabilità, ha visto arrivare Harvey che ha messo i sigilli a oltre un quinto delle raffinerie americane con la minaccia di una riduzione duratura della domanda, che però di fatto non è avvenuta.

Sono molti gli impianti che stanno ripartendo, compresa la raffineria Motiva di Port Arthur, dalla capacità di lavorazione di 600.000 b/g e di proprietà della Saudi Aramco.

Secondo l’analista del petrolio Ed Morse della banca Citigroup ha dichiarato che: «Nel breve termine non si tratta certo di buone notizie, ma alla fine probabilmente offerta e domanda finiranno col ribilanciarsi».

Le reazioni del cartello OPEC

Nel frattempo il cartello sta già prendendo in considerazioni le eventuali misure da adottare.

Nelle ultime ore il saudita Khalid Al Falih ha incontrato i ministri dell’Energia del Venezuela e Kazakistan per valutare se sia il caso che l’OPEC si prepari ad ulteriori sacrifici e ad una proroga dei tagli della produzione oltre marzo 2018.