la svizzera dice si al nucleare

La Svizzera dice NO all’abbandono accelerato del nucleare

La Svizzera continuerà a produrre energia atomica ancora per degli anni

Domenica 27 novembre il popolo svizzero è stato chiamato alle urne per decidere se chiudere tutte le centrali nucleari sul territorio elvetico entro il 2029. L’iniziativa dei Verdi “Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare” è stata bocciata dal 54% dei votanti pertanto, la Svizzera continuerà a produrre energia atomica per almeno i prossimi 25 anni.

A dire no sono stati soprattutto i cantoni tedeschi e quello italiano del Ticino. E’stato così confermato per la quinta volta il sostegno della popolazione alle centrali atomiche, ritenute una fonte energetica non ancora sostituibile, nonostante l’età avanzata di alcuni impianti.

Le ragioni del no

Le ragioni che hanno condotto al “no” sono essenzialmente tre:

1. la paura da parte dell’elettorato di una maggiore dipendenza energetica proveniente dall’estero,

2. Il timore di non avere abbastanza tempo per la trasformazione del settore e per lo sviluppo di nuove energie rinnovabili

3. L’adeguamento dell’infrastruttura di rete.

Il popolo ha dunque dimostrato di non voler correre rischi e questo “no” mostra semplicemente che gli svizzeri prediligono un abbandono organizzato ad una rinuncia confusionaria.

La strategia energetica 2050 come unica alternativa

Visto i risultati delle votazioni, la messa in pratica della “Strategia energetica 2050” è l’unica alternativa da seguire, afferma Regula Rytz, presidente dei Verdi svizzeri.

La strategia è stata elaborata dal Consiglio federale per preparare la Confederazione ad un futuro assetto energetico e mantenere un elevato standard di approvvigionamento. Questo prevede il divieto di costruire nuove centrali nucleari, l’abbandono graduale dell’energia atomica e la limitazione della durata a 45 anni dell’esercizio dei cinque impianti attualmente funzionanti, i quali forniscono circa il 35% dell’elettricità del paese.

Una centrale in meno dal 2019

Intanto,nonostante l’esito delle votazioni, la società elettrica bernese BKW ha annunciato di procedere alla chiusura definitiva del suo impianto di Mühleberg nel 2019, che produce il 5% della corrente.

E’ solo questione di tempo

In conclusione, sebbene la disputa possa per molti sembrare un rinvio alle calende greche, il risultato delle urne non è un no assoluto all’abbandono dell’atomo. Gli svizzeri, semplicemente non sono ancora pronti, hanno bisogno di più tempo, e il governo ha promesso di voler procedere in modo ordinato nel rispetto della Strategia energetica 2050.