Libia, piani strategici per tornare alla produzione di petrolio pre-2011

La compagnia petrolifera nazionale della Libia mette in campo un ambizioso piano strategico per tornare ai livelli di produzione di petrolio pre-2011.

Attualmente la produzione di petrolio è meno di un quarto degli 1,6 milioni di barili al giorno pompati dalla Libia prima della caduta, nel 2011, di Muammar Gheddafi, e la National oil Corporation (NOC) a Tripoli sta agendo per tornare a questi livelli.

La piena ripresa richiederà probabilmente anni a causa principalmente delle rivalità politiche e degli attacchi da parte dei militanti dello Stato Islamico. Solo lo scorso anno sono sati colpiti i campi di al-Ghani, Mabrouk e Dahra nel bacino del Sirte, e ulteriori attacchi sono seguiti, danneggiando la capacità produttiva, secondo le stime della NOC, per almeno 200.000 barili al giorno nel solo bacino del Sirte.

Per far tornare completamente operativi i campi danneggiati bisognerà attendere la fine del 2017 o il 2018. Il piano di recupero prevede tre step, il primo dei quali inizierà ad essere implementato entro tre mesi e coinvolgerà i campi di El Sharara e Elephant, con una capacità complessiva di 430.000 barili al giorno.

La seconda fase richiederà tra i sei e gli otto mesi per essere implementata mentre la fase finale coinvolgerà quei campi olio che necessitano di maggiori lavori per tornare operativi, tra gli otto mesi e alcuni anni.

“Tutti questi piani sono condizionati alla sicurezza. Se un adeguato e consistente servizio di sicurezza presso le strutture di produzione non viene messo in campo, tutti i nostri piani rischiano di saltare”, ha commentato un dirigente della NOC.

A inizio 2016 sono stati attaccati i terminal di Ras Lanuf e Es Sider, che insieme consentono di esportate 600.000 barili al giorno di greggio. Dopo l’ultimo attacco sono rimasti solo dodici dei trentadue serbatoi di stoccaggio nei terminal, come ha spiegato a febbraio il presidente della NOC, che richiederanno, come ha dichiarato “parecchi anni per essere ripristinati”.

L’avvento di un’unità governativa supportata dalle Nazioni Unite ha fatto rinascere le speranze di una riapertura dei campi olio e dei terminals; la NOC afferma di poter rapidamente raddoppiare l’attuale produzione fino a più di 700.000 barili al giorno, se le condizioni politiche e di sicurezza si stabilizzassero. “In alcuni casi, dovremmo semplicemente riaprire le valvole, ma per farlo abbiamo bisogno di stabilità”, ha ribadito il presidente.

Secondo fonti industriali, la produzione attesa non andrà comunque oltre i 600.000 barili al giorno nei prossimi mesi. “Anche se il nuovo governo riuscisse a esercitare un qualche controllo, ci attendiamo una ripresa lenta e discontinua”, ha affermato poche settimane fa al Global Oil Forum l’analista energetico Richard Mallinson told in un’intervista all’agenzia Reuters.