Il petrolio dei terroristi finisce in Italia?

 

Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, il petrolio dell’Isis arriva in Italia ed è controllato dalla mafia

Stando a quanto riportato dal giornalista tedesco Hans-Jürgen Shlamp di Der Spiegel, il commercio del petrolio porterebbe delle entrate significative nelle casse dei terroristi islamici.

L’oro nero infatti, transiterebbe in Europa tramite canali fantasma e l’Italia ne avrebbe un ruolo importante in quanto mercato nero in costante crescita.

A livello fiscale, il danno prodotto dal commercio illegale di petrolio e materiali ad esso correlati è stimato intorno ai 4 miliardi di euro.

Un commercio che fila liscio come l’olio

Alla base ci sono i sequestri dei giacimenti di petrolio nei paesi arabi che sono controllati dalle forze armate islamiche.

Il greggio viene estratto, trasportato strategicamente verso piccoli porti e poi spedito verso l’Europa con arrivo durante le ore notturne.

Il tutto avviene tramite navi fantasma che giunte nelle acque di Malta, spengono i dispositivi di localizzazione e tramite altre navi cisterne, trasferiscono il greggio in Sicilia e in altre parti d’Italia.

Sempre secondo Der Spiegel, la parte “burocratica” è gestita dalla mafia italiana.

A seguito di alcuni controlli presso raffinerie siciliane, sono state trovate quantità di petrolio provenienti da giacimenti in Libia, Siria e Iraq e controllate da terroristi.

Un affare con numeri da capogiro

Si tratta di un affare che si aggira su circa un milione di euro al giorno quello del petrolio illegale. Le vendite sono di circa 50 barili al giorno con un costo al barile di 25 dollari. Questo secondo le autorità italiane. Mentre l’opinione dello stesso Der Spiegel o del Qatar Brookings Doha Centre è che i guadagni dei terroristi siano in realtà molto più alti.

Dunque l’Italia finanzia l’ISIS con il petrolio?

Le indagini sono tuttora in corso. Fatto sta che quella che all’inizio sembrava una emplice ipotesi, si sta mostrando sempre più una realtà di fatto.