Saudi Aramco, Bahri e Hyundai firmano accordo da 5,3 miliardi di euro

Joint venture tra tre compagnie leader per la costruzione di un cantiere navalmeccanico in Arabia Saudita

Dopo anni di discussione sulla reale fattiblità e mesi di procedure di due diligence, pianificazioni e controlli, il colosso del petrolio saudita Aramco, la National Shipping Co of Saudi Arabia (Bahri), Lamprell Plc e Hyundai Heavy Industries Co hanno finalmente firmato l’accordo definitivo per la realizzazione di un nuovo cantiere navale situato a Ras al Khair, nella costa est del paese arabo. 

Un progetto ambizioso 

Si tratta di un nuovo sito marittimo che sarà grande circa 4,3 chilometri quadrati e che conterrà una grande capacità produttiva nell’intera regione.

Infatti, l’obiettivo della partnership è quello di soddisfare le sempre più crescenti esigenze relative alla progettazione, produzione, alla manutenzione delle attività offshore, navi commerciali e di appoggio, offrendo servizi sempre più competitivi, all’avanguardia e di alta qualità per i clienti.

Il nuovo piano permetterà una migliore ottimizzazione dei costi con una conseguente riduzione dei tempi sia per quanto riguarda le attività di perforazione offshore che dei trasporti per tutte le società affiliate.

I costi e i tempi di realizzazione

Il progetto, che, come riportato in una nota rilasciata da Aramco, costerà circa 5,3 miliardi di euro e creerà molti nuovi posti di lavoro, potrebbe entrare in funzione con le prime attività di produzione già nel 2019.

Stando a quanto dichiarato da Lamprell, l’azienda investirà 140 milioni di dollari e deterrà il 20 percento delle azioni, mentre Aramco investirà 351 milioni di dollari e deterrà il 50,1 percento delle quote.

Arabia Bahri porterà 139 milioni di dollari nelle casse del progetto e si aggiudicherà il 19,9 percento.

Il capitale di Hyundai Heavy Industries è di circa 70 milioni di dollari e avrà il 10 rimanente percento di azioni.

Il piano della joint venture strategica fa parte del programma del governo dell’Arabia Saudita per diversificare la produzione rispetto al petrolio.