Incubo smantellamento piattaforme Mare del Nord: ecco la soluzione

Per il Regno Unito, lo smantellamento delle piattaforme offshore nel Mare del Nord potrebbe diventare un vero e proprio incubo

In effetti, ci sono quasi 470 impianti petroliferi, 10 mila chilometri di gasdotti e 5 mila pozzi che stanno per concludere la propria vita produttiva.

Stando alla convenzione della Commissione OSPAR, queste infrastrutture devono essere smantellate e messe a disposizione dei siti on-shore. I costi per affrontare questi lavori sono molto esosi ed è una delle sfide maggiori delle compagnie petrolifere.  

“Si tratta di un lavoro ingegneristico colossale,” ha ammesso Tom Baxter, professore di chimica ingegneristica all’Università di Aberdeen.

Nel Regno Unito, non è solo il settore privato ad essere in difficoltà.

Secondo il quadro fiscale offshore del Paese, la Tesoreria concede di recuperare le imposte pagate negli anni precedenti per aiutare il governo a coprire i costi di smantellamento.

Un’attenta analisi condotta da Wood Mackenzie sostiene che i contribuenti inglesi saranno rimborsati per un importo pari a 24 milioni dei 53 milioni di sterline previste per lo smantellamento nei prossimi decenni.

Le regolamentazioni internazionali prevedono lo smantellamento totale degli impianti offshore, fatta qualche eccezione per quelle che potrebbero essere pericolose se smantellate. Si tratta comunque del 90 percento di rimozioni, con costi pesanti per le industrie.

Esiste allora un’alternativa per evitare il completo smantellamento?

Lo smantellamento totale non è l’unica soluzione adottata dai Paesi e dalle compagnie petrolifere.

Negli USA per esempio, centinaia di piattaforme sono state portate in acque poco profonde e usate come reef artificiali in grado di supportare la vita marina.

Lo schema “rig-to-reef”

Secondo Baxter, il “rig-to-reef”, ovvero sistema secondo il quale le piattaforme vengono usate nei reef, potrebbe essere usato anche per il Mare del Nord ma con una differenza sostanziale.

Le piattaforme non verrebbero trasportate in acque meno profonde ma rimarrebbero dove sono.

La proposta di Tom Baxter

La proposta di Baxter è quella di pulire le piattaforme, renderle sicure e lasciarle dove sono perchè trasportarle in altre acque farebbe lievitare i costi. Questo piano secondo Baxter ridurrebbe i costi delle finanze pubbliche inglese.