Spagna: dibattito per chiudere le centrali elettriche a carbone

Sono ancora in alto mare le discussioni per chiudere le centrali elettriche a carbone in Spagna

Ormai si sa, le centrali elettriche a carbone in Europa sono destinate a scomparire. Questa fonte di energia è infatti responsabile di oltre il 40 percento delle emissioni globali di CO2.

Pertanto, da tempo le varie nazioni preparano alla chiusura degli impianti.

La Spagna però sembra non avere ancora un programma preciso a riguardo, benché la chiusura delle centrali a carbone sia da tempo sul tavolo di discussione.

Tutt’altro, secondo quanto dichiarato pochi mesi fa durante una riunione il Ministro dell’Energia iberico Alvaro Nadal, la Spagna è intenzionata a proseguire con al produzione di energia a carbone, in quanto soluzione “meno costosa rispetto alla produzione da gas”.

La bozza di decreto anti-chiusura delle centrali elettriche a carbone

A tal proposito, Nadal ha recentemente stilato una bozza di decreto che ha come obiettivo il controllo e il divieto di chiudere le centrali a carbone nel Paese. Il documento parla chiaro. Si concentra infatti sulla necessità di aumentare la capacità del governo di evitare la chiusura di tali stabilimenti, anche se i proprietari stessi sono d’accordo con la chiusura.

Inoltre, a dicembre dello scorso anno, il ministro ha avvisato il paese sulle conseguenze negative che si verificherebbero nel caso in cui si smantellassero tutte le centrali. Una di queste, secondo Nadal, sarebbe l’aumento significativo dei prezzi del gas e di conseguenza, delle bollette dell’elettricità.

Le leggi che autorizzano la chiusura delle centrali elettriche

Stando alla legislazione spagnola, il governo detiene il diritto di poter dare l’autorizzazione a chiudere le centrali elettriche. Tuttavia, la chiusura può solo essere proposta in caso di aumento dei costi dell’energia o in persenza di rischi ambientali.

Comunque sia, i tempi per arrivare o meno alla chiusura delle centrali si preannunciano di lunga durata. Se il decreto dovesse passare, dovrà infatti essere approvato dal Consiglio di Stato e le tempistiche sono notevoli.