Stallo Libia |Riapertura dei porti petroliferi ancora ferma

Libia. La riapertura dei porti petroliferi si è nuovamente fermata. In stallo le posizioni opposte riguardo ai pagamenti degli stipendi dei membri di guardia

TRIPOLI– Due dei più grandi porti petroliferi della Libia non possono riaprire a causa delle trattative bloccate fra le fazioni rivali. L’inasprimento delle posizioni e la nuova situazione di stallo, rappresentano una nuova sfida per gli sforzi internazionali volti a riunire il paese e ripristinare le sue esportazioni di greggio.

Le spedizioni da Es Sider, Libia il più grande porto, e Ras Lanuf, il terzo più grande, sono ferme dal 2014 a causa del conflitto nel Nord dello Stato africano. Le esportazioni dovevano riprendere entro tre giorni dopo il Consiglio Presidenziale tenutosi a Tripoli, in cui il comandante PFG, Ibrahim Al-Jedran, ha accettato di pagare gli stipendi dei membri di guardia alle porte di impianti petroliferi. Questo era giovedì scorso.

“L’accordo di Nazioni Unite e unità di governo per pagare le guardie di sicurezza nei porti, se è stato raggiunto, imposta un terribile precedente e invita le milizie a nuove estorsioni” ha detto Ibrahim Sanalla, Presidente della National Oil Corporation, in una lettera al rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Martin Kobler.  

“Adesso siamo in una situazione di stallo”, Riccardo Fabiani, Analista per il Nord Africa con il gruppo Eurasia, al telefono da Londra. “Il punto di stallo nel corso di questi negoziati è stato quanti soldi Al-Jedran ottiene per riaprire le porte. Ci vorrà un po’ di più, forse settimane, ma penso che la riapertura avverrà. Si tratta solo di raggiungere un accordo comune sulle quote.”

La Libia produceva circa 1,6 MMbopd prima dell’insurrezione del 2011 che ha estromesso il leader di lungo corso Al Moammar Gheddafi. Da allora il paese è frammentato e le milizie competono per il controllo delle installazioni per la produzione di energia. Dati compilati da Bloomberg mostrano come la produzione sia calata fino ai 320.000 bopd.

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Fabiani ci spiega: “Al-Jedran vuole che l’importo per gli stipendi non pagati ai membri di guardia dei suoi impianti petroliferi, venga maggiorato di una tantum per riaprire le porte” “mentre la lettera all’ONU di Sanalla, tesa a denunciare l’accordo con il PFG, può essere il tentativo di esercitare pressioni su al-Jedran per fargli abbassare le richieste di maggior denaro fatte all’unità di governo”.

Di certo il punto ora è focale. La Libia, con le sue riserve di greggio e con la definizione di questi accordi, può creare un precedente gestionale in tutto il territorio, sul quale l’unità di Governo in Libia sta tentando di prendere potere, ma che al momento non ha ancora una struttura organizzativa solida.

(fonte principale: Bloomberg)