Il Sud Sudan punta a raddoppiare output petrolio

Obiettivo: raggiungere nuovamente i livelli produttivi antecedenti la guerra fredda il 

Nonostante il Sud Sudan si trovi ancora in una situazione di instabilità e di crisi interna sia politica che economica, e nonostante il crollo dei prezzi del petrolio, il paese mira a raddoppiare la propria produzione petrolifera e a raggiungere di nuovo i livelli di output antecedenti la guerra interna vendendo i prodotti ai paesi confinanti.

Questo è quanto annunciato dal ministro del Petrolio Ezekiel Lol Gatkuoth durante l’ultimo meeting del settore a Capo Verde: “Contiamo di costruire da quattro a cinque raffinerie per vendere i nostri prodotti petroliferi in Etiopia, Sudan, Kenya e Uganda”.

Nel programma di Gatkuoth si prevede un aumento della produzione petrolifera che va dagli attuali 130,000 barili a 350,000 barili giornalieri entro la prima metà del 2018. Già per quest’anno, l’obiettivo è di arrivare a 200,000 barili al giorno, e per questo verranno trivellati ulteriori 30 pozzi. Per attuare il programma, il governo sta attualmente cercando di attrarre nel paese investimenti stranieri.

Le società straniere interessate ad investire

Le società dall’estero che per ora sembrerebbero interessate ad investire in Sud Sudan sono Total e Tullow le quali secondo Gatkuoth, potrebbero a breve riprendere gli sviuluppi ai giacimenti B1 e B2. I lavori erano rimasti fermi da alcuni mesi a causa del niente di fatto sulle negoziazioni, costi e tempi di esplorazione.

Tuttavia, il governo del Sud Sudan è interessato a far ritornare nel paese anche le società China national petroleum, la malesiana Petroliam national e l’indiana Oil & Natural gas. Per far ciò, si stanno incrementando le misure di sicurezza sui maggiori giacimenti.

Lo sviluppo del Sud Sudan: non solo petrolio

Il paese guarda anche verso importanti progetti infrastrutturali, tra cui la costruzione di un oleodotto fra Uganda e Tanzania per bypassare il transito del petrolio dal Sudan.

Oppure la prima fase del progetto delle reti ferroviarie che collegano Nairobi con altre importanti città strategiche. Il progetto è stato finanziato dalla Cina per la quale la costruzione della nuova infrastruttura rappresenta uno sbocco strategico naturale per il commercio della seta marittima.